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domenica, 08 novembre 2009

Usa. La Camera approva la riforma sanitaria di Obama. Ora battaglia al Senato
domenica 08 novembre 2009
Con appena cinque voto di scarto (220 favorevoli contro 215 contrari), la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato la riforma sanitaria fortemente voluta da Barack Obama. Durante un'insolita seduta notturna, i deputati americano hanno dato il loro assenso a un testo di migliaia di pagine, dopo 12 ore di dibattito.
Il presidente americano (...) ha subito detto: "È stato un voto storico", e ha manifestato di essere "fiducioso" per l'esito del prossimo passaggio della riforma nel Senato.
La maggior parte dei repubblicani - hanno scritto sulla Reuters John Whitesides e Donna Smith - ha espresso dure critiche per la cifra di 1.000 miliardi di dollari che si stima costerà la riforma, per le nuove tasse sui più ricchi e per quella che loro definiscono una interferenza eccessiva del governo nel settore sanitario privato.
I democratici hanno applaudito e si sono abbracciati quando si è raggiunto il 218esimo voto a favore, e di nuovo quando la presidente della Camera Nancy Pelosi ha battuto il martelletto e ha annunciato i risultati.
La riforma prevede la assistenza sanitaria nei confronti di 36 milioni di cittadini americani che attualmente non godono di alcuna copertura. Inoltre prevede in un arco di dieci anni di arrivare a coprire il 96% della popolazione, per un ammontare complessivo di 1.200 miliardi di dollari.
Il testo - sottolinea Corriere.it - introduce poi una serie di norme restrittive per le compagnie assicurative rispetto al sistema attuale. Non solo prevede di introdurre nel mercato la tanto contestata «public option», l'opzione pubblica voluta dal governo per calmierare il mercato, ma contiene regole nuove come per esempio l'obbligo da parte dei datori di lavoro di assicurare i loro dipendenti; oppure il divieto nei confronti delle compagnie di assicurazione di negare a clienti la copertura sulla base delle cosiddette «condizioni mediche preesistenti», oppure di alzare in misura significativa il prezzo delle polizze nei confronti delle persone più anziane.
La parte più controversa del progetto, che prevede una copertura finanziaria di circa mille miliardi di dollari in dieci anni, è - fa notare Repubblica.it - l'istituzione di un'assicurazione pubblica sulla salute, che dovrebbe competere con quelle private e in questo modo ridurre le esose tariffe sanitarie e mediche. Da anni spinte alle stelle da un sistema quasi esclusivamente privato.
Affinchè la riforma diventi legge, tuttavia, è necessario che si esprima anche il Senato, dove la maggioranza democratica non è affatto data per scontata. Nello stesso tempo, però, il sì della Camera rappresenta una vittoria politica di straordinaria portata per l'amministrazione Obama. Lo stesso presidente, infatti, nell'imminenza del voto si era recato al Congresso per esortare i deputati ad esprimersi a favore della riforma.
Un altro tema spinoso - ricorda ancora il sito web de La Repubblica - è quello dell'aborto, che ha provocato un duro conflitto politico sull'opportunità di consentire che gli interventi di interruzione di gravidanza siano finanziati con soldi pubblici. Su questo tema la speaker della camera Nancy Pelosi ha trovato un compromesso, che Obama spera favorirà il voto a favore della minoranza antiabortista dei democratici: l'intesa prevede che saranno possibili restrizioni al finanziamento degli aborti.
Attualmente la legge federale proibisce l'uso di fondi pubblici per finanziare aborti tranne che nel caso di stupro, incesto o situazioni in cui la vita della madre è in pericolo: resta da chiarire se i cittadini potranno comprare una copertura in caso di aborto dall'assicurazione pubblica che il progetto di riforma vuole istituire.

da
www.agenziaradicale.com

http://tinyurl.com/yjxhddl

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Incontro politico tra Radicali e Verdi: emergenza democratica e ambientale, urgono iniziative comuni
8 novembre 2009
Questa pomeriggio si è tenuto presso la sede radicale di via di Torre Argentina un incontro di due ore tra una delegazione radicale composta da Marco Pannella, Antonella Casu, Michele De Lucia, Bruno Mellano, Marco Cappato e Alessandro Rosasco e una delegazione della Federazione dei Verdi guidata da Angelo Bonelli, Sandra Giorgetti e Marco Boato. Le due delegazioni hanno insieme constatato, non solo la necessità ma l’urgenza di affrontare con iniziative comuni e con radicalità, la condizione di degrado sia della democrazia e dello Stato di diritto sia dell’ambiente e del territorio. Tale confronto, che proseguirà nei prossimi giorni e settimane con specifiche riunioni di lavoro e approfondimento sia tematico che politico-generale, verterà anche sulla valutazione relativa alle prossime scadenze elettorali, a partire da quella delle elezioni regionali.
Prime occasioni di incontro pubblico saranno date dall’ ottavo Congresso di Radicali Italiani, che si terrà a Chianciano dal 12 al 15 novembre prossimi, e dalla riunione convocata dai Verdi sulla Costituente Ecologista che si terrà a Roma il 14 novembre.

www.radicali.it

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H1n1. Viale: perché il governo rema contro il vaccino? perché questo atteggiamento da Ponzio Pilato? Guardate il report di domani.
"La domanda è semplice. Perché il governo rema contro il vaccino per l'H1N1?"
8 novembre 2009
Silvio Viale, ginecologo ed esponente radicale, continua a porre la stessa domanda senza ottenere alcuna risposta.
Silvio Viale ha dichiarato:
“E’ ormai evidente che il governo abbia scelto un atteggiamento da Ponzio Pilato e abbia deciso di lasciare che il tasso di vaccinazione sia molto al disotto di quello preventivato. C’è da chiedersi perché? Visto che nulla è cambiato da quando ha annunciato di vaccinare il 40% della popolazione ed ha acquistato i relativi vaccini? Se davvero pensava che l’influenza A sarebbe stata meno grave di quelle precedenti perché ha scatenato il panico prima, durante e dopo l’estate? A chi erano rivolte le sue circolari? Mica era obbligato a farle. Poteva imitare la Polonia che del vaccino se ne è fregata.
E ora perché i ministri fanno a gara a dire che non si vaccineranno, avallando la diffidenza sul vaccino?
Dopo aver dato un’occhiata al surplus di mortalità invernale degli altri anni e alla tabella in fondo dell’ultimo report epidemiologico del 1° novembre, in attesa di quello di domani, invito a chiedere al viceministro Fazio quale sia la sua previsione di morti per il 2009-2010 in rapporto alle stagioni precedenti, sperando in risposte più concrete della solita litania sugli 8000 morti, su un surplus di 24.000 decessi, del 2009-2010, calcolati in modo che lo sa solo lui. Una volta per tutte ci dica il viceministro se i medici e gli infermieri che non si sono vaccinati abbiano ragione e se si debba davvero stare a casa per una settimana ai primi sintomi come invita una circolare appesa nel mio ospedale … alla faccia del suo collega Brunetta.”
Di seguito i riferimenti per i documenti citati:

 - Bilancio Demografico Mensile http://demo.istat.it/index.html

- Report http://tinyurl.com/y8nv5e2

www.radicali.it

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sabato, 07 novembre 2009

CONGRESSO DI NESSUNO TOCCHI CAINO 17 E 18 DICEMBRE NELLA CASA DI RECLUSIONE DI PADOVA
5 novembre 2009: Il prossimo Congresso di Nessuno tocchi Caino si svolgerà il 17 e 18 dicembre 2009 in un luogo particolare: la Casa di Reclusione di Padova.
E’ la prima volta che un congresso – non solo di un’associazione Radicale, ma in assoluto – tiene i suoi lavori in un penitenziario e Nessuno tocchi Caino ringrazia il Dipartimento per l’Amministrazione
Penitenziaria di aver condiviso l’idea e concesso le necessarie autorizzazioni.
Il Congresso si svolgerà proprio nei giorni del secondo anniversario dello straordinario successo sulla Moratoria Universale delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Con
quel voto abbiamo raggiunto un obiettivo di portata storica per il nostro Paese e di grande rilievo umano e civile per il mondo intero e il Congresso sarà anche occasione per il rilancio della campagna per
la Moratoria, un rilancio assolutamente necessario per evitare che sia dissipato quello straordinario risultato. La scelta è caduta a ragione sulla Casa di Reclusione di Padova, essendo nel generalmente disastrato pianeta carcerario italiano il luogo dove negli ultimi anni si è manifestata una realtà – pensiamo ad esempio all’esperienza di “Ristretti Orizzonti” – particolarmente viva e attenta alle questioni del carcere, della pena e della risocializzazione dei detenuti. Per i tempi molto stretti dell’organizzazione e le comprensibili esigenze sicurezza per le quali l’ingresso in carcere va individualmente autorizzato, Nessuno tocchi Caino invita i propri iscritti a preannunciare la partecipazione al Congresso inviando
subito una email a gaia.rosini@nessunotocchicaino.it lasciando i
propri dati e un recapito telefonico.
da Nessuno Tocchi Caino news flash
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Maria Antonietta Farina Coscioni: dalla mezzanotte di oggi sciopero della fame a fianco di Usala, Pinna e Serra, malati di sla, e delle loro legittime richieste
Hanno diritto, loro e i tanti malati di sla, ad adeguata assistenza, il Vice ministro della salute Fazio risponda e non si trinceri dietro risposte formali e burocratiche.
Roma, 7 novembre 2009
• dichiarazione di Maria Antonietta Farina Coscioni, deputata radicale e co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni
Dalla mezzanotte di oggi mi unisco all’iniziativa nonviolenta di dialogo intrapresa da Salvatore Usala, Giorgio Pinna e Mauro Serra, malati di SLA che hanno intrapreso uno sciopero della fame. ‘Viviamo senza alcuna assistenza’, denunciano Usala, Pinna e Serra in una lettera al vice-ministro della Salute Ferruccio Fazio. La loro è una scelta difficile, che comprendo: per aiutarli mi affianco alla loro iniziativa. Stiamo parlando di pazienti e di famiglie in situazioni spesso disperate, senza aiuti economici adeguati o assistenza: pochi minuti al giorno, quando va bene. Hanno diritto ad una vita dignitosa, ed è nostro dovere assicurargliela. Ho già presentato diverse interrogazioni al ministro della Salute, nelle quali denuncio la situazione avvilente nella quale Usala, Pinna, Serra e tanti malati di Sla, si vengono a trovare e patiscono; è sconcertante che in Sardegna, come nelle altre Regioni italiane non si sia effettuata ancora una “mappatura” sulla distribuzione geografica di questa patologia, istanza che avevo già sollevato due anni fa; è sconcertante quanto scrive Usala al sottosegretario Fazio: “Quest'anno sono morti tanti malati per abbandono e soprattutto perché, non avendo assistenza, non hanno fatto la tracheotomia”; è sconcertante che uno strumento legislativo, i Lea (Livelli essenziali di assistenza), il Nomenclatore degli ausili e delle protesi che non è aggiornato dal 1999, giacciano da un anno e mezzo in conferenza Stato-Regioni e ancora non ci sia traccia di un accordo. E’ sconcertante – e costituisce motivo di vergogna – che in un paese che il presidente del Consiglio vanta essere la sesta potenza mondiale – ci siano trattamenti da terzo mondo per i malati di Sla.Sollecito e chiedo al Governo e al Viceministro Fazio una risposta ai legittimi e giusti quesiti posti dai signori Usala, Pinna e Serra, e che non ci si trinceri in risposte formali e burocratiche, indice di sostanziale indifferenza verso un problema che riguarda centinaia di persone sofferenti e le loro famiglie.
www.radicali.it

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Marco Pannella a Pierluigi Bersani: il tuo caldo e tremendo equivoco...
Roma, 7 novembre 2009
• Dichiarazione di Marco Pannella
Discorso davvero splendido e ricchissimo quello che da Radio Radicale l’Italia ha potuto ascoltare da Pierluigi Bersani. Un solo, drammatico se non pestilenziale, limite: Bersani pensa e parla come se avesse dietro di sé non la politica partitocratica, per cinquant’anni, del comunismo organizzato italiano, nelle sue varie edizioni, ma come se avesse dalla sua la storia immensa di cent’anni di “Giustizia e Libertà”, di componente liberale della sinistra europea, in una parola persino il presente ideale ed esistenziale del Partito Radicale e della sua diaspora. Noi non mettiamo in discussione la personale onestà intellettuale di Bersani: tutt’altro! Ma, poche parole, il suo rischia di essere oggettivamente copertura di una espressione della vera, attuale, Peste Italiana che insidia di nuovo il mondo, in primo luogo l’Europa.
Nella candidatura assolutamente berlusconiana di Massimo D’Alema a posizione di assoluto rilievo e potere nell’Unione europea, non v’è che la parte terminale di un lungo percorso berlusconiano e d’alemiano, e di una verità così chiara da essere accecante per troppi, quasi per tutti: la regia berlusconiana e il convergere “strategico” del leader democratico D’Alema stanno per arrivare ad una tappa finale, foriera di un epocale disastro politico e istituzionale.
Dalla metà degli anni ’90, gli episodi di questo sottotraccia della struttura e del percorso del Regime monopartitico italiano sono stati, ad esempio, ripeto: ad esempio, volti ad impedire dell’affermarsi della volontà popolare italiana di portare alla Presidenza della Repubblica nel 2000 Emma Bonino. La candidatura di Massimo D’Alema ha oggi la forza esclusiva e determinante del potere di Berlusconi e della sua proclamata ossessivamente “italianità”.
Rischia di trionfare, e per lo stesso Bersani rischia di esplodere come una seconda tragica illusione ed errore. Ma anche lui come per ora tutta la “Democrazia” (sic!) italiana, riedizione profonda di quell’”Unità Nazionale” che di già portò agli anni più tragici della seconda metà dei settanta e della prima metà degli ottanta il nostro Paese, sicché l’imperativo, tanto assoluto quanto celato, è, oggi come negli anni ’30 in Europa, eliminare, rendere inconoscibile al popolo la grande lotta, la grande Resistenza liberale contro lo tsunami fascista, nazista, comunista che, trionfante, temeva solo quella parola, quel pensiero, quella lotta. Oggi, amico e compagno Bersani, anche, persino per te, non deve esistere, deve essere assassinata.
E negli ultimi tre anni la storia del Partito Democratico sta riuscendo, pare, a essere lo strumento, il killeraggio necessario al Sessantennio partitocratico per continuare il suo tragico cammino, la sua tragica dittatura.
Voglia Iddio (al contrario del Vaticano) che questo disegno, come in gran parte degli anni ‘70, non vi riesca. So benissimo che tu e il tuo popolo non vorreste andare fino in fondo nel tentativo allora, fallito. Ma, davvero, so che tu credi di rappresentare, di avere dietro di te e di voi, non la vostra storia ma la nostra.
Noi Radicali – ripeto: Radicali – lotteremo per il possibile contro il probabile, per continuare per altri cinquant’anni a rendere sempre più viva e forte l’alternativa democratica, federalista, laica, liberale, nonviolenta. Anche per te e per voi.

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Intervista a Emma Bonino: nessuno scandalo, la laicità è inclusiva
• da Il Sole 24 ore del 4 novembre 2009
Emma Bonino, vicepresidente del Senato, storica leader radicale, da sempre sostiene la necessità di togliere i simboli religiosi dai luoghi pubblici.
Si torna su un tema già affrontato sei anni fa e che suscitò una forte emozione nel paese.
Non c’è nessuno scandalo, nessun furore laicista che ispira la sentenza della Corte europea di Strasburgo. C’è solo la semplice conferma che i luoghi pubblici sono di tutti, sia dei credenti cattolici, sia dei non credenti, che dei credenti di altre religioni. Noi lo sosteniamo da sempre e io personalmente non trovo la cosa sorprendente.
Ma un laico come l’allora presidente della Repubblica Ciampi, commentando la sentenza del tribunale dell’Aquila, definì il crocifisso «simbolo dei nostri valori ».
Ho il massimo rispetto per il presidente Ciampi, ma credo che il tema vada oltre e, in ogni caso, anche buon parte dei cattolici credo abbiano molte difficoltà a difendere il crocifisso e tutto ciò che rappresenta declassandolo a un elemento di identità culturale.
Ci risiamo: di nuovo lo scontro tra laici e cattolici sui simboli, la storia non finirà mai.
La laicità è inclusiva e rispetta tutti, e i luoghi pubblici sono tali proprio perché tutti vi si riconoscono, in particolare la scuola. Eppoi non vedo proprio il tema identitario quando le radici cristiane sia italiane che europee non sono state definite. Furono alcuni ambienti cattolici, quando il tema si sviluppò in sede di costituzione europea, che invitarono a spostare lo sguardo dalle radici ai frutti. Inoltre, se si guarda solo alle radici, la storia della cristianità non è sempre buonissima.
Il governo ha annunciato ricorso, come fece contro il Tar per la sentenza sull’ora di religione: un atteggiamento che contribuirà ad acuire il dibattito, che già si annuncia aspro?
Sollecito il governo a riflettere sul fatto che la sentenza della Corte non va vista come scandalo o una mossa violenta di correnti laiciste, ma con calma e con serenità di giudizio. Non vanno fatte barricate.
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Nucleare, a 22 anni dal referendum vinto. Mellano: oggi come allora, non conviene, non risolve ed inquina!
7 novembre 2009
Bruno Mellano, Presidente di Radicali Italiani, dopo essere intervenuto oggi pomeriggio a Roma all’iniziativa dei Verdi per celebrare il 22° “compleanno” del referendum popolare che sancì la fine della strategia nuclearista italiana, ha dichiarato:
Oggi, come 22 anni fa, i radicali ribadiscono la propria posizione sul ricorso all’energia nucleare: questo nucleare non è conveniente economicamente, non risolve strategicamente dalla dipendenza dall’estero e nemmeno dalla necessità complessiva di energia, non è accettabile per il suo irrisolto impatto ambientale immediato e nel lungo, lunghissimo periodo. Un problema su tutti: la gestione delle scorie di produzione e di smantellamento degli impianti, quelli già esistenti e quelli ipotizzati, pone questioni irrisolte, ambientali ed economiche, di portata epocale e persino di difficilissima quantificazione finanziaria.
Già nel 1980 il Partito Radicale promosse un referendum sulla localizzazione delle centrali nucleari in Italia., bocciato da un’indegna sentenza della Corte Costituzionale del gennaio 1981. All’inizio degli anni ’80 il partito promosse e animò molte battaglie locali come in Puglia, contro l’assurda localizzazione di una centrale ad Avetrana, in Lazio ed in Piemonte, lotte che furono alla base della presentazione delle liste Verdi e Verdi Civiche alle elezioni regionali del 1985. Il 1986 vide la riproposizione di tre referendum contro il nucleare , affianco ai tre quesiti “Tortora” sulla giustizia giusta e ai due contro la caccia: sulla localizzazione delle centrali, sui contributi degli enti locali alle centrali e sulla partecipazione dell’ENEL alle centrali all’estero. A seguito dell’incidente di Cernobyl , il 26 aprile 1986, il dibattito sul utilizzo della fonte energetica nucleare ebbe, inevitabilmente, un nuovo impulso e, nonostante lo scioglimento anticipato della legislatura, si giunse eccezionalmente al voto sui referendum l’8 e 9 novembre 1987.
La vittoria nel referendum impedì in perseverare nell’errore strategico della politica nuclearista all’italiana, ma non riuscì ad imporre al paese l’adozione di un piano energetico vero e lungimirante: dalla miopia della classe politica partitocratica nasce ora il ritorno ai vecchi schemi e alle vecchie soluzioni; solo in un paese senza confronto democratico vero e senza possibilità di conoscere per deliberare, infatti, può essere rivenduta come soluzione innovativa l’imboccare la strada vecchia, incerta ed insicura, del nucleare di terza generazione.
Ricordare lo scontro referendario e la vittoria nelle urne per i radicali è – necessariamente - parlare di cosa rappresenta l’intera, lunga battaglia di legalità che attorno tema energetico abbiamo messo in campo, dapprima soli e poi con gli amici Verdi: solo così si può comprendere il senso profondo di una storia – antica ma attualissima - che ben rappresenta la degenerazione del sistema politico italiano che abbiamo denunciato con il documento sulla “peste italiana”.
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H1n1. Viale: con il vaccino non sarebbero morti. Ora Fazio mette le mani avanti, tregua mediatica durata un giorno. Fazio dia l'esempio e si vaccini con tutti mangiatori di polli dell'aviaria
7 novembre 2009
“Fazio deve essersi accorto di avere banalizzato troppo e finito per avallare le diffidenze antiscientifiche che stanno facendo fallire le vaccinazioni e per questo mette le mani avanti. Così la tregua mediatica di alcuni giornali sull’H1N1 è durata un giorno.E’ innegabile che con il vaccino le morti di questi giorni non ci sarebbero state.”
Questo il commento odierno di Silvio Viale, il ginecologo radicale che a settembre aveva sollecitato la priorità per le donne incinta e che da un mese invita il viceministro ed il governo ad un atteggiamento più responsabile, smettendola di confrontare “le mele con le pere”.
Silvio Viale ha dichiarato:
“Fazio deve avere finalmente confrontato i dati ottobre-novembre 2009 con quelli di ottobre-novembre 2009 – peraltro disponibili sul sito del ministero – e per questo mette le mani avanti parlando di seconda ondata. Deve aver realizzato quanto fossero ridicole le proprie affermazioni sull’H1N1 cento volte meno pericoloso della normale influenza e capito come diffusione e mortalità siano fino ad ora maggiori di quelle dello scorso anno. Ricordandogli che i bilanci si fanno a fine stagione con gli stessi parametri, non potendosi confrontare le mele con le pere, rinnovo l’appello al suo senso di responsabilità e lo invito a vaccinarsi, essendo pacifico che il “cittadino” Fazio rientri nella propria categoria di ultra 65enne, mentre invece il “viceministro” Fazio rientri nella categoria dei servizi essenziali per lo Stato. Sarebbe opportuno che anche le massime autorità nazionali e regionali dessero l’esempio, soprattutto i “mangiatori di polli” che si esibirono durante il finto – quello sì – pericolo dell’aviaria. Perché i sindaci, a cominciare da Alemanno, non si vaccinano pubblicamente? Perché non lo fanno gli assessori regionali? Perché non lo fa chi ha deciso di vaccinare il 40% della popolazione? Da medico mi vergogno dello scarso senso civico della mia categoria e chiedo scusa agli italiani, ma se il governo pensa di avere sbagliato a proporre la vaccinazione e abbia ragione chi la rifiuta lo dica chiaramente, assumendosi tutte le responsabilità.”

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Ass. Luca Coscioni: Così l'illegalità condanna i disabili italiani alla disoccupazione
Ecco i dati che dimostrano come le società quotate in Borsa non rispettano le quote di riserva di posti di lavoro per i diversamente abili
7 novembre 2009
“Su 66 società quotate in Borsa prese in esame solo 11 redigono il ‘bilancio sociale’ e, tra queste, solo 8 indicano il numero di persone disabili assunte: 6.745 rispetto alla 13.343 che deriverebbero dalla osservanza della legge n. 68/1999 ("Norme per il diritto al lavoro dei disabili"). Le multe che le 8 società dovrebbero pagare per queste violazioni della legge ammontano ad oltre 57 milioni di euro, ma la maggior parte delle aziende preferiscono rischiare multe elevate piuttosto che assumere persone disabili”, è quanto si legge in una ricerca che domani renderemo pubblica su “Agenda Coscioni”, il mensile dell’Associazione Coscioni in edicola con il quotidiano Terra. “In generale – continua la ricerca - le quote di riserva di posti di lavoro per disabili previste dalla legge 68/1999 non sono coperte integralmente. Il tasso di inadempienza è stimato intorno a 40% e risulta più elevato per le grandi imprese (con oltre 50 addetti) rispetto a quelle con 15-50 addetti”.
Sono questi alcuni dei dati più importanti e inediti che risultano dagli studi del gruppo di lavoro sulla disabilità della Associazione Luca Coscioni, coordinato dal prof. Alberto Zuliani, già presidente dell’ISTAT e presidente della Fondazione “Handicap – dopo di noi”. “Tra le persone con disabilità soltanto il 3,5% è occupato (a fronte del 49% per il resto della popolazione) – si spiega nell’inchiesta - solo il 17% ha fatto ricorso ai centri per l’impiego previsti dalla legge 68. Il 30,9% ha trovato lavoro grazie ad aiuto di parenti o conoscenti; il 20% attraverso un concorso pubblico; il 16% grazie ad annuncio o invio di curriculum”. Altri due problemi gravi emersi dalle analisi del nostro gruppo di lavoro, e per i quali – a partire da Roma – abbiamo avviato iniziative militanti per richiamare le istituzioni al rispetto della legalità, riguardano le barriere architettoniche e l’immobilismo del Governo nel campo degli ausili tecnici volti ad agevolare la mobilità dei disabili.

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Il narco test? Una farsa se non è fatto a sorpresa
• da Il Giornale del 6 novembre 2009
di Massimiliano Scafi
Gianni Alemanno il suo capello e i suoi liquidi corporali se l’è già fatti asportare ieri dai medici del Coni. L’esito del narco-test arriverà domani. Il risultato? Scontato: il sindaco risulterà certamente pulito. Tra l’altro, dicono i suoi uomini, è uno sportivo, scala persino le montagne. Chissà invece che cosa accadrà con i parlamentari. L’esame tossicologico volontario scatterà infatti solo lunedì. Deputati e senatori che vorranno deporre le loro urine negli appositi contenitori potranno accomodarsi in uno degli ambulatori della presidenza del Consiglio, forniti di ogni confort. Ma quanti lo faranno? «Saranno tanti», assicura Carlo Giovanardi, promotore dell’iniziativa. Sicuramente saranno tutti, o quasi, negativi. La previsione è a spanne, ma fondata sul buon senso. Chi è il pazzo che va a farsi esaminare sapendo di essere un abituale consumatore di sostanze stupefacenti?
Tra scienza e demagogia, è così che viene fuori il limite del test programmato: senza la sorpresa, è difficile riuscire ad incastrare qualcuno. È come se la polizia avvisasse gli automobilisti prima di sottoporli all’etilometro. Ma Giovanardi, sottosegretario alla presidenza, difende comunque la sua idea, nata sull’onda del caso-Marrazzo. «Il problema - sostiene - non è piccolo, visto che il Parlamento è al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica con una serie di rilievi e anche di illazioni. I parlamentari faranno perciò benissimo a garantire a a rivendicare la loro onorabilità e a dimostrare quindi che non è assolutamente vero che la droga sia diffusa alle Camere e che il Parlamento sia diventato una fumeria di oppio». Come dire: conviene a tutti sottoporsi all’esame: chi non lo fa, resta nella zona grigia dei sospetti o dei reticenti.
Sui risultati, Palazzo Chigi promette il riserbo assoluto. «I prelievi - spiega il capo del dipartimento delle politiche antidroga Giovanni Serpelloni - verranno effettuati in totale privacy e totale anonimato. I parlamentari che vorranno effettuare il test avranno la possibilità di ritirare i risultati in base a un codice, Noi non conosceremo mai i loro nomi, conosceremo esclusivamente il dato aggregato». Tot positivi, tot negativi. «Spetterà poi al singolo deputato o senatore - precisa Giovanardi - decidere se rendere pubblica o meno la propria partecipazione e il conseguente risultato. Io penso che saranno davvero numerosi i colleghi che approfitteranno di questa opportunità. Abbiamo già ricevuto moltissime adesioni».
Vedremo dunque chi si presenterà in ambulatorio. I big dei partiti sull’argomento tacciono, parlano poco soprattutto quelli del centrosinistra. L’unico a esporsi è Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma: «Sono d’accordo nel fare test antidroga ai politici, io non avrei alcun problema, neanche fumo. Ma bisogna stare attenti sull’onda dell’emotività a non lucrare su disastri umani per piccole rendite di posizioni politiche. Deve esserci la massima trasparenza su noi amministratori. La gente, però, chiede soprattutto controlli sui politici riguardo arricchimenti facili, appalti, condizioni patrimoniali. La vera trasparenza è questa». L’Udc parteciperà. «Dopo il caso-Mele, siamo stati i primi a pretendere limpidezza - dice Anna Formisano - e quindi non ci sottrarremo. Però sarebbe più efficace l’esame tricologico». Il dipietrista Diego Bianchi chiede a tutto il suo partito di affrontare l’esame: «Chi non lo fa, non è dell’Idv». La pugnace radicale Rita Bernardini, favorevole alla liberalizzazione delle sostanze stupefacenti, vorrebbe invece estendere la prova «alle forze dell’ordine, ai militari e ai magistrati». Verrebbe fuori, prevede, «un quadro interessante».
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venerdì, 06 novembre 2009

Genova, caso Acquasola: il Sindaco e la Giunta fanno propria la proposta avanzata dai Radicali e dal Comitato cittadino in difesa del parco
Comunicato diffuso dall'Ufficio stampa del Comune di Genova
6 novembre 2009
L’incontro dello scorso 20 ottobre tra il vice sindaco Paolo Pissarello e una delegazione del Comitato Acquasola composta dal presidente del Comitato Luca Guzzetti, dal portavoce del Comitato Vincenzo Lagomarsino, dal tesoriere di Radicali Italiani Michele De Lucia e dalla rappresentante di Italia Nostra Laura Monaco, ha aperto un dialogo che ha portato al seguente documento dell’amministrazione comunale, condiviso dallo stesso Comitato.
"Il sindaco Marta Vincenzi e la Giunta confermano la loro più volte dichiarata contrarietà alla realizzazione di un parcheggio nel Giardino storico dell’Acquasola. Si tratta di un progetto risalente al 1986, ispirato a logiche e concezioni oggi ritenute, anche a livello europeo, del tutto superate e inadeguate ad assicurare il benessere dei cittadini dal punto di vista urbanistico, ambientale, sanitario e della mobilità. In particolare, le moderne politiche europee della mobilità prevedono di evitare con decisione ogni attrattore di traffico privato nei centri cittadini. Per questo motivo l'attuale amministrazione ritiene che l’intera vicenda debba essere ulteriormente e puntualmente approfondita, con particolare riguardo all’effettivo ammontare delle penali eventualmente dovute in caso di revoca della concessione, qualora la concessionaria dei lavori continuasse a mostrarsi indisponibile ad accettare soluzioni alternative che non coinvolgano il Giardino dell’Acquasola. Sindaco e assessori vogliono quindi compiere, con la coerenza che ciascuno deve alle proprie convinzioni, un ulteriore, deciso tentativo per uscire da questa “impasse” ed evitare la costruzione del parcheggio. “Ci rivolgiamo alla società civile, al mondo dell’accademia, del diritto, della cultura e dell’imprenditoria, non solo genovese, ma di tutta Italia – dicono gli amministratori comunali – affinché ci aiutino, inviandoci pubblicamente i loro contributi, a trovare una soluzione che possa segnare finalmente una svolta in questa vicenda, nell’interesse di tutti i cittadini. Riteniamo che tra i doveri degli amministratori vi sia anche quello di non lasciare nulla di intentato perché questo possa accadere. A questo fine, abbiamo deciso di pubblicare sul sito del Comune tutta la documentazione, tutti gli atti relativi alla vicenda dell’Acquasola, affinché chi vuole, chi sa, chi può, abbia a disposizione tutte le informazioni utili per poter formulare una proposta che, anche alla luce delle decisioni del Tar, porti ad imboccare quella via d’uscita che fino ad oggi non è stato possibile definire, individuando i modi e gli eventuali costi di una possibile revoca. Riteniamo inoltre che questa vicenda possa rappresentare una grande occasione, da non sprecare, per inaugurare una fase nuova e migliore nel rapporto tra cittadini e amministratori pubblici, creando un filo diretto basato su una corretta e piena informazione, sulla trasparenza e sulla partecipazione di tutti i cittadini che lo vogliano alla soluzione dei problemi della nostra città”.

www.radicali.it

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giovedì, 05 novembre 2009

Rassegna Stampa Acquasola

di stefano petrella

da: IL CORRIRE MERCANTILE 3-11-09

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da: LA REPUBBLICA ediz. Ge 3-11-09

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da: IL SECOLO XIX 3-11-09

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Notizie Radicali

Direttore: Gualtiero Vecellio 

Franco Battiato, voce radicale


di Francesco Pullia
Era il 1988 quando nello splendido brano E ti vengo a cercare Franco Battiato cantava di un secolo oramai alla fine/ saturo di parassiti senza dignità che spingeva solo ad essere migliori con più volontà. Tre anni dopo, in Povera patria, denunciava la realtà di un paese devastato dal dolore, schiacciato dagli abusi del potere/ di gente infame che non sa cos’è il pudore, di governanti perfetti e inutili buffoni. E, in un altro motivo, confessava di sentirsi come un cammello in una grondaia/ in questa illustre e onorata società.
Adesso il compositore siciliano, cui nel 2005, non dimentichiamolo, per motivi politici l’ateneo catanese negò vergognosamente la laurea honoris causa in Lettere (aveva ipotizzato di lasciare la città etnea in caso di rielezione a sindaco del candidato di centrodestra, Umberto Scapagnini), torna, come può e sa fare un poeta della sua levatura, a descrivere, in Inneres auge (l’occhio interiore), il declino italiano:

Come un branco di lupi
che scende dagli altipiani ululando
o uno sciame di api
accanite divoratrici di petali odoranti
precipitano roteando come massi da
altissimi monti in rovina.

Uno dice che male c’è a organizzare feste private
con delle belle ragazze
per allietare primari e servitori dello stato?
Non ci siamo capiti
e perché mai dovremmo pagare
anche gli extra a dei rincoglioniti?
Che cosa possono le leggi
dove regna soltanto il denaro?
La giustizia non è altro che una pubblica merce…
di cosa vivrebbero
ciarlatani e truffatori
se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente.

Sono versi incisivi che non hanno bisogno di spiegazioni. Scaturiscono dalla vena civile di un artista noto e apprezzato per l’originale percorso di ricerca interiore che lo ha portato nel corso del tempo a frequentare e approfondire la spiritualità orientale e a dare vita ad un lungo sodalizio con il filosofo Manlio Sgalambro.
Non è descritto, in queste parole, solo il fango che invade la cronaca politica di questi ultimi mesi. C’è, condensato e trasposto in lirica e musica, quanto Marco Pannella va denunciando da un sessantennio. E’ una sorta di condensato del pamphlet sulla peste italiana prodotto dai radicali alcuni mesi fa per mettere a fuoco il progressivo e sistematico smantellamento della legalità e la degenerazione della democrazia in partitocrazia.
Non è un caso che da sempre Battiato sia voce radicale, convinto sostenitore dei radicali e a fianco di numerose battaglie.
Vale la pena ricordare, a questo proposito, un altro motivo che sicuramente non può passare inosservato nell’ultimo cd, Inneres auge – Il tutto è più della somma delle sue parti, in uscita il 13 novembre. S’intitola Tibet e parla da sé:

We cannot excuse you
for your behaviour
the great China
the divine empire
has fallen into dishonour
politicians kill the monk
refusing to listen and to reason
keep your hands off Tibet now.

Si ascolti Battiato e si accolga il suo invito a rinvenire un chiarore/ che con il tempo, e ci vuole pazienza,/si apre allo sguardo interiore. D’altronde è lecito sperare che, anche se la primavera intanto tarda ad arrivare, il mondo possa tornare a quote più

Notizia segnalata da laura massi

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mercoledì, 04 novembre 2009

Venerdì 30 ottobre alle 18
in piazza truogoli di s. Brigida
il bellissmo spettacolo di teatro civile sul caso Acna:
Il Racconto del Fiume Rubato. Il casa Acna, l'ultimo caso di guerra civile italiana
Monologo di Andrea Pierdicca, dal libro di Alessandro Hellmann Cent'anni di veleno,
Stampa alternativa
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Si inoltra, per opportuna conoscenza, il programma del convegno in oggetto.
Cordiali saluti Segreteria Italia Nostra sezione di Genova

Giovedì 5 Novembre 2009 - Porto Antico - Auditorium Acquario di Genova

Si tiene a Genova giovedì 5 novembre p.v., presso l'Auditorium dell'Acquario, nell'area del Porto Antico, la Terza Conferenza Regionale delle Aree Protette della Liguria.

La Conferenza si pone come obiettivo prioritario quello di rilanciare un ampio dibattito culturale sul ruolo e sulle prospettive delle aree protette, interpretate come nuovi modelli di governance territoriale in grado di
garantire la tutela delle risorse naturali e di rispondere contestualmente alle esigenze di sviluppo delle comunità locali che vivono e lavorano nelle aree di maggiore pregio ambientale della Liguria.
Un confronto aperto alle istituzioni pubbliche,all'associazionismo, alle imprese ed agli operatori del turismo, al mondo della scuola e della ricerca, sulle principali tematiche che quotidianamente vengono affrontate nelle aree protette allo scopo di individuare percorsi gestionali virtuosi e di valorizzare alcune buone pratiche già messe a punto in passato. Un appuntamento che intende testare potenzialità e prospettive del sistema regionale delle aree protette liguri, ormai protagonista anche a livello nazionale, capace di proporre, di programmare e di realizzare progetti innovativi nel campo della tutela, della sostenibilità, della qualità, del turismo, dell'economia, della partecipazione responsabile e della
condivisione sociale.

Programma: -
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Testamento biologico a Genova si deposita negli uffici dell'anagrafe
«E’ il singolo cittadino che deve decidere sul suo fine vita»: applicando questo principio laico Marta Vincenzi, sindaco della città del presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, ha istituito nell’anagrafe un apposito Registro dei testamenti biologici, in attesa della legge nazionale.
L’ufficio sarà aperto al pubblico entro la fine di novembre, ogni giorno, compresa la domenica mattina, per consentire a tutti, e a quanto pare le richieste sarebbero già numerose, di depositare -con un atto notarile a costo zero (solo l’imposta di bollo da 16 euro) le proprie volontà sui trattamenti medici e sanitari a cui essere sottoposti o meno. «Io stessa depositerò il mio testamento biologico - annuncia la sindaco, che intende promuovere Genova come città dei diritti -, ma lo farà tutta la mia famiglia». Il testamento, redatto in piena libertà di forma e contenuti, senza alcuna modulistica precostituira, dovrà essere consegnato in busta chiusa e sigillata dall’estensore, accompagnato da due fiduciari, con un documento di identità. L’ufficio farà quindi sottoscrivere una dichiarazione in cui si darà atto della consegna del testamento e della nomina del fiduciario, cioè della persona che potrà ritirare la busta. L’operazione verrà registrata informaticamente. La delibera della giunta ha un valore politico, anche se l’assessore all’anagrafe, Paolo Veardo, esponente dell’area cattolica, ha ribadito di essere un sostenitore della vita. «Noi attiviamo soltanto una procedura nell’ambito delle nostre competenze - tiene a precisare - come prevede la legge, e soprattutto la Costituzione». Il riferimento è agli articoli 13, «La libertà personale è inviolabile», e 32, «La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». L’iniziativa ha già ricevuto il plauso della vedova Welby, dei radicali e dell’Associazione Coscioni. «Nel momento in cui appare evidente che quella in discussione è una legge contro il testamento biologico - dice Alessandro Rosasco, della segreteria nazionale dei radicali - Genova compie un gesto che diventa l’unica opposizione dal ddl Calabrò». «Andrò a depositare il mio testamento» annuncia Bruno La Piccirella, che due anni fa riuscì a far accettare un testamento all’ospedale di San Martino, prima di un intervento chirurgico. E in tema di diritti, ieri il consiglio regionale della Liguria ha varato la legge contro le discriminazioni sessuali, rifacendosi alle varie disposizioni emanate dall’Unione Europea.
@ 2009 Associazione Luca Coscioni. Tutti i diritti riservati
http://tinyurl.com/ygohx9h

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da IL SECOLO XIX 30-10-09

Segnalazione di patrizia de fusco

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martedì, 03 novembre 2009

Il Tar accoglie il secondo ricorso contro il Park Acquasola

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Liguria ha accolto il secondo ricorso contro la costruzione del parcheggio dell'Acquasola, a Genova. Lo ha reso noto il segretario regionale di Legambiente, Andrea Agostini. Le motivazioni si conosceranno tra qualche giorno. Il primo ricorso era stato accolto dal Tar ma bocciato definitivamente dal Consiglio di Stato. Questo secondo ricorso, presentato da una quindicina di cittadini, residenti nella zona, ha contestato invece il criterio di scelta del concessionario dell'opera (la società Sistema Parcheggi) da parte del Comune. Gli ambientalisti sostengono che il concessionario dell'opera doveva essere individuato con un una nuova procedura. Ora si attenderanno le motivazioni del tribunale amministrativo ed il probabile appello al Consiglio di Stato della Sistema Parcheggi.

http://tinyurl.com/acquaso

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mercoledì, 28 ottobre 2009

RADICALI E SINISTRA ALLA FINESTRA
GENOVA. I Radicali italiani, con il loro carico di laicità e legalità chiamano il Pd ligure. Senza perdere tempo Alessandro Rosasco, componente della giunta di segreteria nazionale, saluta il nuovo segretario e pone la domanda delle sette pistole: «In-tende aprire un dialogo con i Radi-cali anche in vista di una possibile partecipazione della Lista Bonino-Pannella alle regionali liguri?». Domanda pubblica, «alla luce del sole -spiega Rosasco- proprio per capire se con questo cambio di di-rigenza ci sarà veramente un cambio di gestione che fino ad ora ha visto la completa chiusura del Pd nei confronti dei Radicali a livello nazionale e locale».
Attenzione e attesa per le prime mosse di Lorenzo arrivano anche dal presidente regionale dell'Arci, Walter Massa: «Mi auguro che da oggi il Partito Democratico riesca a ripartire dando gambe al progetto del partito, quello reale. Occorre prima di tutto non deludere questo straordinario popolo delle primarie che anche questa volta ha dimostrato volontà, determi-nazione e una grande passione, nonostante tutto». Obiettivo: «pensare alle alleanze e battere il centro destra a cominciare gia dalle prossime regionali. Con un vero progetto di società». E questa volta la parola d'ordine "distinti e distanti" (dal Pd) che ha segnato l'ultima era dell'Arci, seppure sempre salda, appare un po' piùi at-tenuata: «Da parte nostra, come sempre, la massima collabora-zione ed il massimo contributo», conclude Massa soffermandosi a ringraziare il segretario del Pd uscente, Mario Tullo. Alla vigilia delle primarie Arci, Arcigay, Uisp e Legambiente avevano posto dieci domande ai tre candidati alla segreteria regionale - Lorenzo Basso, Sergio Cofferati ed Er-manno Pasero - per capire verso quale sponda fossero rispettiva-mente orientati su alcuni temi caldi, dai diritti civili all'ambiente passando per il mondo civile e quello dello sport.

IL SECOLO XIX 27-10-09

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Radicali Italiani: prosegue la sottoscrizione straordinaria aperta da Bonino e Pannella
Roma, 27 ottobre 2009
• Comunicato stampa di Radicali Italiani
Si aggiungono i parlamentari radicali Mecacci, Poretti e Zamparutti
Tra le personalità, partecipano con l’iscrizione al Movimento Alessandro Cecchi Paone, Stefano Disegni e Tony Garrani
Prosegue la sottoscrizione straordinaria a favore di Radicali Italiani, aperta la settimana scorsa da Emma Bonino e Marco Pannella, dopo che la segretaria Antonella Casu, il tesoriere Michele De Lucia e il presidente Bruno Mellano avevano annunciato l’iniziativa del dimezzamento dei propri compensi, equivalente ad una riduzione dei costi, e quindi di fatto ad un contributo per il Movimento, pari a oltre quarantamila euro. La deputata radicale Rita Bernardini aveva subito aderito, versando 5.000 euro.
Nelle ultime ore si sono uniti alla sottoscrizione anche i parlamentari radicali Matteo Mecacci, con 2.500 euro, Donatella Poretti, con 2.000 euro, ed Elisabetta Zamparutti, con 2.500 euro.
Tra le personalità del mondo della cultura e dello spettacolo hanno deciso di aderire alla sottoscrizione, versando la quota di iscrizione al Movimento di 200 euro, Alessandro Cecchi Paone, Stefano Disegni e Tony Garrani.
Per partecipare alla sottoscrizione straordinaria per Radicali Italiani, basta telefonare allo 06.6826, o collegarsi al sito www.radicali.it.

www.radicali.it

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Cappato: da Repubblica.it un bel sondaggio di regime post-fascista e berlusconiano
27 ottobre 2009
Dichiarazione di Marco Cappato, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni, del Comitato di Radicali italiani
"Con quale partito preferireste si alleasse il Pd?" chiede ai suoi lettori il sito di Repubblica.it diretto da Vittorio Zucconi. Ecco le scelte possibili: Idv; Prc; Sl; Verdi; UdC; Nuova forza di centro Rutelli-Montezemolo; deve andare da solo; non so".
Come già accaduto (e da noi Radicali denunciato) nei sondaggi Internet per le elezioni europee, il partito di Repubblica, con i suoi Direttori e il suo Editore, continua nella linea di eliminazione dell’esistenza stessa della Lista Bonino-Pannella, pur avendo il movimento radicale già iniziato ufficialmente la campagna di raccolta di pre-firme per la presentazione della lista in tutte le Regioni.
Con questo tipo di "informazione" e di "sondaggi", Repubblica condivide con il potere berlusconiano gli stessi metodi di disinformazione e censura contro i quali vengono raccolte, proprio da Repubblica.it, centinaia di migliaia o milioni di firme. Il sondaggio di oggi è la rappresentazione perfetta del regime post-fascista e anti-democratico italiano. E’ anche un sondaggio "berlusconiano", non solo nei metodi, ma anche nel merito, se è vero come è vero che dall’analisi dell’Istituto Cattaneo alle elezioni europee è proprio la Lista Bonino_Pannella l’unica ad aver portato via voti a Berlusconi. Ragione di più, per Repubblica, per cercare di eliminarci.

www.radicali.it

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Il Cav. e l'occasione di salvare Radio Radicale
Si tratta di decidere, non in base alla convenienza, ma al principio di tolleranza, di garantirne la sopravvivenza
• da Il Riformista del 27 ottobre 2009
di Anna Chimenti
Cosa hanno in comune Giulio Andreotti, Adriano Sofri, Francesco Cossiga, Gianni Letta, Rita Levi Montalcini e Gaetano Gifuni? Sono tutti ascoltatori di Radio radicale, uno dei primi gesti con cui cominciano le loro giornate è sintonizzarsi sulle frequenze dell’emittente del partito di Pannella e Bonino, per ascoltare la rassegna stampa di Massimo Bordin (foto) o una delle tradizionali dirette sugli eventi politici del giorno.
Anche questa singolare convergenza di ascoltatori provenienti dai partiti più lontani, o dalle formazioni più diverse, o anche, semplicemente, dalla società civile, fa di Radio radicale un’istituzione. Un’istituzione, certo, un po’ speciale, che custodisce nel suo archivio audio tante pagine importanti di storia della Repubblica, accompagnate dalle voci del pubblico variopinto e multiforme della Rosa nel pugno. E che oggi, ancora una volta, lotta per la sua sopravvivenza, in vista della scadenza della convenzione che fin qui gli ha consentito di vivere.
Radio radicale ha 34 anni. È nata alla fine del 1975, prima ancora che Pannella e i suoi deputati entrassero in Parlamento, e si può dire che intere generazioni si sono avvicinate alla politica, hanno partecipato ai primi referendum, hanno preso coscienza di problemi remoti, o trascurati dal resto delle forze politiche, come lo sterminio per fame nel mondo, ascoltando i suoi programmi, o al mattino la voce allora sconosciuta di Marco Taradash. La novità assoluta di una radio solo di “chiacchere”, la scelta dichiarata di occuparsi di politica, la lotta quotidiana per piazzare un microfono, e mandare in onda, le voci in diretta dei singoli protagonisti.
Così Andreotti, grazie all’emittente radicale, malato nei giorni del congresso nel 1989 che doveva dare il via al suo ultimo governo, potè seguirne lo svolgimento minuto per minuto seduto in poltrona a casa sua. E l’anno dopo, Berlusconi e Confalonieri, a pochi metri dal Senato, dove si stava votando la legge Mammì che per la prima volta consacrava giuridicamente le emittenti Fininvest, appresa dai microfoni la notizia dell’approvazione finale, brindavano nella casa romana del Cavaliere in via dell’Anima. E così, giorno dopo giorno, Radio radicale è entrata nella vita delle istituzioni oltre che del Paese, segnandone in molti casi e in tanti avvenimenti importanti il ritmo e l’evoluzione grazie a un modello di informazione unico.
Una formula via via imitata, ma mai eguagliata, che garantisce l’integralità degli eventi istituzionali e politici trasmessi senza tagli, né mediazioni giornalistiche, né selezioni legate alla linea editoriale. In questo senso la radio è forse la sola a onorare l’obiettivo di tenere i fatti separati dalle opinioni per mettere gli ascoltatori in condizione, come vuole il motto della casa, di “conoscere per scegliere”. Una voce dissonante, trasversale, alla ricerca dei cortocircuiti della politica italiana, sempre in difesa delle minoranze e di conseguenza antigovernativa. Basti solo pensare al ruolo avuto durante il caso Moro nel rappresentare il piccolo partito della trattativa, stretto tra i due grandi partiti della fermezza, con la voce libera di Leonardo Sciascia.
Radio radicale ha già rischiato due volte di morire, nel 1986 e nel 1993. Ed è riuscita a salvarsi grazie all’affermazione orgogliosa del proprio ruolo di “servizio pubblico”. Sì, quel servizio che la Rai dovrebbe garantire per legge e che svolge, se davvero lo svolge e quando ci riesce - basandosi su una parcellizzazione e un’infinita lottizzazione dei fatti e dei loro protagonisti, per non dire della cancellazione di una parte consistente della realtà e della società civile -, Radio radicale lo assicura in modo naturalmente istituzionale, con occhi e orecchie sempre aperti sul dissenso delle minoranze e su ogni avvenimento a prescindere da audience e share.
Ma se le altre volte è riuscita a salvarsi, magari grazie all’aiuto dei governi, dello stesso Andreotti o di Ciampi, e se invece adesso rischia seriamente di chiudere, una ragione dev’esserci. Mentre infatti la Radio ha continuato a mantenere il suo ruolo e ad assicurare il suo servizio con lo stesso impegno anche nei lunghi anni della transizione italiana, il Partito radicale, pur restando al suo posto, fermo sulle proprie posizioni liberali e in difesa delle battaglie più scomode, ha dovuto alla fine scegliersi una collocazione. L’alleanza con il Pd ha garantito a un piccolo drappello di radicali, a cominciare da Emma Bonino, il ritorno in Parlamento tra i banchi del centrosinistra. Ma ha anche spinto verso il centrodestra un altro gruppo di radicali, tra cui il vicepresidente dei senatori del Pdl Gaetano Quagliariello.
Berlusconi ha avuto finora rapporti non facili con i media, e non perde occasione per attaccare, anche pesantemente, i giornali che lo criticano. Eppure, oltre il problema, per il premier e il suo governo Radio radicale potrebbe diventare un’occasione per distinguersi: perché si tratta di decidere, non in base alla convenienza, ma al principio di tolleranza, di garantirne la sopravvivenza non in nome della maggioranza, ma al contrario per tutte le minoranze a cui dà voce.
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lunedì, 26 ottobre 2009

Radio radicale: ore 23, filodiretto con Andrea De Angelis e Michele De Lucia
26 ottobre 2009
Questa sera consueto appuntamento a Radio radicale, dalle 23 alle 24, con il filodiretto di Michele De Lucia, Tesoriere di Radicali italiani.
Introduce e conduce Andrea De Angelis.
Ospite in studio: Alessandro Massari, componente della Direzione di Radicali italiani.
La puntata di oggi sarà dedicata in particolare a: Congresso, sottoscrizione straordinaria e campagna di raccolta delle pre-firme per le Liste Bonino-Pannella.
Il numero di telefono per intervenire in diretta e senza filtri è lo 06-488-0541.
Per iscrizioni e contributi a Radicali italiani e a tutti i soggetti dell'area radicale: 06-6826, www.radicali.it

www.radicali.it

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Marino: "Prometto non farò correnti"
• da La stampa del 26 ottobre 2009
di Jacopo Iacoboni
Alle dieci e mezzo lo scienziato sfoggia il massimo del razionalismo, «ma perché soffrire e aspettare ancora tutta la notte, vabbè che siamo il partito del cilicio, ma i dati veri li sapremo solo domattina… andiamo a mangiare, dài». E ancora, «43 sezioni su mille statisticamente non vogliono dire nulla. Nulla. Lasciatevelo dire da me, ho studiato statistica, e ho vinto le primarie a Cambridge».
Certo, d’accordo. Però tutti intorno al comitato quasi esultano, e tirano il maglione rosso di Ignazio Marino, si appendono al suo zainetto, e c’è già chi dichiara un 15 per cento, raddoppio dei voti del congresso, visto lo spoglio parzialissimo che arriva via via. Vittoria a Riace, a Capranica, nel Viterbese, a Tarquinia, molto bene Milano e nel Nord urbano, ma anche a Napoli e Palermo, o in paesini dove al congresso ne aveva presi pochissimi, di voti, per esempio Fiumicino. Il botto a Corviale, Roma, quartiere popolarissimo, segno che ha fatto anche breccia tra gli operai, non solo tra quelli col master al Mit. «Il risultato è straordinario», dirà a notte inoltrata salutando il suo quasi 14 per cento. «Se la gara è stata una gara vera è grazie a noi, se si parla di certi temi è grazie a noi», dice.
E adesso? «Vogliamo un rinnovamento radicale del partito. Certo non farò mai una corrente, non voglio posti, non sono uomo da accordicchi; proporrò sei temi, e sosterrò chi ci sta. La nostra vittoria sarebbe dire basta con un partito di capibastone».
Una battaglia culturale, insomma, la battaglia dei diritti dei gay, della libertà di ricerca, delle staminali, della possibilità di adozione anche per donne single. Un Pd che non invecchia dibattendo della Binetti. Cita Le Monde, «hanno capito che siamo gli unici riformatori». Cita la mamma Valeria, ottantasettenne, che ha portato a votare in piazza Fiume, e alla fine lei dava più interviste di lui, «che bravo ragazzo, beh, sì, qualche volta discolo, ma come fa le punture lui…».
Ignazio le aveva appena fatto il vaccino antinfluenzale. Una scenetta tenera e buffa, la mamma che lo inseguiva per casa proprio al momento di uscire, il piccolo cane shitsu impazzito a correre di qua e di là, il figliolo paziente che prepara la siringa… Incarna una questione settentrionale, Marino, «siamo andati benissimo a Milano, Venezia, Torino», mentre al Sud poteva capitare, lo dicono nel suo staff, che agli incontri elettorali in qualche posto si facesse fatica a superare qualche decina di persone. Racconta Giuseppe Civati, in serata arrivato da Monza, che una vecchina durante uno dei suoi viaggi siciliani gli ha confidato «ma ‘stu Marino chi è, ‘nu democristiano? Io la Dc non la voto».
Insomma, non era conosciutissimo. Così la soddisfazione ora è doppia. Michele Meta: «Non siamo più una mozione a macchia di leopardo, siamo in tutta Italia!». Paola Concia: «Che strizza, che c’ho». Telefona Bettini. Fuma Scalfarotto. Filma Diego «Zoro» Bianchi. Anima Rosa Calipari. Ignazio: «In tv prima di questi ultimi giorni quasi non ci finivo», poi per finirci c’è voluta una lettera a Sergio Zavoli. Il resto l’ha fatto, con armi antiche, il terzo uomo, che ha perso 15 chili ma conserva una risata alla Fabrizi. Bersani e Francheschini oscuravano il confronto a tre sul semiclandestino Youdem? Marino andava a ripetere alla Garbatella le stesse cose che l’avevano visto, probabilmente, vincere in tv. I due sfidanti in testa sceglievano Piacenza e Castellammare per l’ultimo giorno? Ignazio se ne stava proprio nella contestatissima Roma, la città dello scandalo del governatore della Regione. Nanni Moretti preferisce Franceschini, Ignazio incarna l’Italia meno politichese di Paolo Virzì, il regista di «Ovosodo», che l’ha votato.
L’hanno sostenuto uomini imprevisti, Pietro Ichino, Moni Ovadia, assai deluso da Veltroni, l’industriale Pasquale Pistorio, sedotto dal comune no al nucleare. L’ha irriso Massimo D’Alema, «Marino è un mio collaboratore che s’è preso la libertà di candidarsi». E’ notte quando, abbracciando gli sfidanti nella sede del Pd, Marino può ripetere «anche a me piace la vela, ma le barche piccole su cui ho imparato da piccolo a Genova, le derive». Non il Pd alla deriva che hanno costruito gli altri.
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La città: quale futuro?
Città del mondo unitevi, siete il futuro
Data di pubblicazione: 16.10.2009
Autore: Sassen, Saskia
Ampia e interessante intervista di Stefano Citati e Silvia Truzzi alla teorica delle città globali, da Il Fatto quotidiano, 16 ottobre 2009 (f.b.)
Lei è la teorica della “città globale”. Come vede l’evoluzione delle città europee e italiane in particolare?
“Uno degli sviluppi più interessanti, in controtendenza con quanto comunemente ritenuto, è il ruolo sempre più importante delle piccole città europee in quanto luoghi nei quali vivere, fare affari e realizzare progetti culturali. Questa ascesa delle città europee rientra, credo, nella più generale tendenza a un mondo multipolare. C’è, in tutto il mondo, un crescente numero di città globali, sia grandi che meno. Uno spazio urbano adatto a ogni genere di iniziative, sulle prime di tipo commerciale e finanziario, ma ora anche di tipo culturale e politico. Le città degli Stati Uniti hanno perso terreno anche agli occhi degli investitori e delle imprese. Un tempo tra le prime quindici città del mondo, sotto il profilo degli investimenti e della presenza di imprese, quattro erano americane. Oggi ne sono rimaste due: New York e Chicago. Los Angeles è scivolata dal 10° al 17° posto e Boston dal 12° al 23°. Le città europee e asiatiche hanno scalato la classifica. Questi mutamenti contribuiscono a fornire un’ulteriore spiegazione dell’arretramento degli Stati Uniti in quanto potenza economica e militare dominante.
Non che gli Stati Uniti siano diventati all’improvviso più poveri, ma altre regioni del mondo sono in fase di sviluppo e ci sono molteplici forze che alimentano queste spinte di vario tipo: economico, politico e culturale. Se questo possa essere considerato un bene o un male per l’insieme del tessuto sociale di queste città e dei loro Paesi, è una questione complessa e oggetto di molti dibattiti. Ma il fatto che le imprese globali hanno bisogno di città e, più precisamente, di gruppi di città, dovrebbe consentire alla leadership politica, imprenditoriale e civile di questi centri urbani di negoziare con le imprese globali maggiori benefici per le loro città. È un processo che dovrebbe portare a conseguenze generalmente positive se le classi di governo saranno in grado di capire che queste funzioni economiche globali si svilupperanno meglio in un contesto caratterizzato dalla presenza di una forte e prospera classe media piuttosto che in una situazione di profonda disuguaglianza e di spaccatura come quella che esiste attualmente tra un crescente numero di famiglie. Le città globali europee hanno ottenuto risultati migliori delle città globali degli Stati Uniti esattamente per questa ragione”.
Le megalopoli mondiali non sono europee (se non, forse, Londra e Parigi): è una forma che non si addice al Vecchio Continente? -
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domenica, 25 ottobre 2009

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da IL SECOLO XIX 3-7-09

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Teatro Alcione vintage

1972

9-8-76

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A cura di stefano petrella

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Ass. Radicale Libertà E' Partecipazione

Gruppo Radicale Adele Faccio

in azione!

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Tavolo Via XX Settembre Genova

24 Ottobre 2009

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(presenti Gabriele, Luisa, Marco, Alessandro,

 Maria Angela, Stefano, Patrizia, Renzo, Marta e Filippo)

Le foto sono di stefano petrella

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Ru 486, Pontesilli e De Lucia: anticlericale.net denuncerà i farmacisti che con l'obiezione interromperanno un pubblico servizio
23 ottobre 2009
Dichiarazione di Carlo Pontesilli e Michele De Lucia, Segretario e Tesoriere di Anticlericale.net
A seguito delle dichiarazioni del Segretario generale della Cei monsignor Mariano Crociata - nomen omen - riguardo l'auspicata obiezione di coscienza per i farmacisti, l'Associazione radicale Anticlericale.net rende noto che denuncerà i farmacisti che con l'obiezione interromperanno un pubblico servizio e con loro la Cei stessa che si prefigura quale mandante e responsabile di tale gravità.
I vertici della Cei, peraltro, fanno finta di non sapere che l'imminente possibilità di utilizzo della RU486 è previsto solo in ambiente ospedaliero, a nulla potendo in questo l'eventuale obiezione di coscienza dei farmacisti. Si conferma così l'usuale e tradizionale mistificazione della realtà, che impedisce che vi sia un serio ed urgente dibattito civile su temi cosiddetti “sensibili” per le gerarchie ecclesiastiche. Gerarchie che sanno solo stordire l’opinione pubblica con slogan e dichiarazioni massimalistiche.

www.radicali.it

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Salviamo Radio Radicale
• da Gli Altri del 23 ottobre 2009
di Valentina Ascione
Chi fa il nostro mestiere difficilmente può fare a meno dell’appuntamento mattutino con la rassegna stampa di Radio Radicale. Chi vuole avere un’informazione aggiornata e puntuale sui lavori parlamentari non può non conoscere questa storica emittente che dal 1976 fa delle notizie la sua unica fonte di vita. Eppure Radio Radicale è costretta a lanciare un Sos. Perché i fondi che le permettono di vivere, una convenzione con il ministero dello Sviluppo Economico di 10 milioni di euro lordi in tre anni, non sono ancora stati rinnovati. Per questo motivo ieri i Radicali e il direttore della Radio hanno tenuto una conferenza stampa. «C’è un clima positivo, ma la situazione è ingarbugliata e sul Senato abbiamo qualche pregiudizio» ha detto Emma Bonino. Un appello che ha subito prodotto un emendamento ad hoc alla Finanziaria firmato da 202 senatori. Finalmente una mossa bipartisan a favore di una testata giornalistica. Quando il pluralismo dell’informazione è sotto attacco come adesso, il Paese al 49esimo posto nel Mondo per la libertà di stampa non può permettersi di perdere pure Radio Radicale.
Non oscurare il servizio pubblico di Radio Radicale. E’ l’appello lanciato da Emma Bonino e Marco Pannella che in queste ore raccoglie adesioni e sostegno bipartisan. La storica emittente, che dal 1976 trasmette i lavori del Parlamento, i congressi di tutti i partiti, processi e altri eventi tra i più disparati, rischia infatti un forte ridimensionamento, se non addirittura la chiusura, se non sarà rinnovata la convenzione triennale tra il Ministero dello Sviluppo Economico e il Centro di produzione Spa, assicurata dal 1994. Dieci milioni di curo lordi per tre anni a Radio Radicale perché con la legge 230 del 1990 è stata riconosciuta come "impresa radiofonica che svolge attività di informazione di interesse generale". Generale al punto che 203 senatori di tutti gli gruppi parlamentari hanno sottoscritto l’emendamento alla legge Finanziaria per il rinnovo della convenzione, nel quale si indica la copertura per gli anni 2010, 2011 e 2012. Una misura che i radicali hanno voluto adottare in via preventiva perché, nono- stante i contatti rassicuranti avuti col ministro Scajola, nel testo della Finanziaria uscito dal Consiglio dei ministri, e ora all’esame di Palazzo Madama, non c’e’ menzione circa la convenzione Radio Radicale. "Per quanto riguarda il Senato abbiamo qualche pregiudizio, visti i casi celebri del ’comma Fuda’ (una modifica alla finanziaria del 2007 sconosciuta ai ministri competenti, n.d.r) o degli otto senatori regolarmente eletti nel 2006 ma ai quali non e’ stato attribuito poi il seggio", hanno spiegato ieri Bobino e Pannella in una conferenza stampa alla Camera; ‘c’e’ una predisposizione positiva da parte dell’esecutivo, ma la situazione si è un po’ ingarbugliata, per questo abbiamo presentato l’emendamento", ha precisato la vicepresidente del Senato. A siglare l’emendamento a prima firma Germontani del PdL, l’intera pattuglia del Partito Democratico a Palazzo Madama capeggiata da Anna Finocchiaro (unica eccezione la teodem Baio Dossi), i senatori a vita Rita Levi Montalcini, Francesco Cossiga ed Emilio Colombo, e decine di senatori di tutti gli schieramenti, tra cui il vicepresidente Domenico Nania (PdL), il leghista Fabio Rizzi, i capigruppo Giampiero D’Alia (Udc), Felice Belisario (IdV) e Giovanni Pistorio (Misto). Anche i tre candidati alle segreteria del Partito Democratico Dario Franceschini, Pierluigi Bersani e Ignazio Marino hanno fatto per una volta fronte comune in difesa dell’emittente, riconoscendole un importante ruolo di servizio pubblico e di garanzia di trasparenza e informazione. Una funzione che però qualcuno ritiene superflua in quanto già svolta dal Gr Parlamento. L’anno scorso il senatore Alessio Butti, capogruppo del Popolo delle Libertà in Commissione di Vigilanza, aveva interrogato sulla vicenda il Ministro per lo Sviluppo Economico, mentre mercoledì ha ricordato in una lettera ai colleghi del PdL le proprie perplessità, osservando che finanziare l’emittente significherebbe mantenere un "doppione". Un’osservazione che però il direttore di Radio Radicale Massimo Bordin e il direttore del Centro di produzione Paolo Chiarelli smentiscono a suon di numeri : 225 impianti di diffusione terrestre, contro i 152 dell’emittente Rai; una copertura che si estende per il 70 per cento del territorio nazionale, raggiungendo l’85 per cento della popolazione, e un ascolto medio giornaliero di mezzo milione di persone: dato, quest’ultimo, non comparabile perché gli ascolti di Gr Parlamento non sono monitorati. Insomma, "Radio Radicale non avrà grande appeal: non ha musica, non ha quiz, non ha intrattenimento, ma svolge un servizio di ventiquattro ore al giorno, a garanzia del pluralismo e che non è la duplicazione di nessuno", chiosa Bordin. Chi in questo momento difficile sta facendo sentire con più forza il proprio affetto verso la radio sono gli stessi ascoltatori - fedelissimi o occasionali, radicali e non - che a centinaia si sono stretti intorno a Bordin e alla redazione, sottoscrivendo a centinaia in poche ore l’appello "Perché viva Radio Radicale", sul sito radioradicale.it. Testimonianze che prescindono dall’appartenenza politica ma anche dall’età, a suffragio di quanto dichiarato da Marco Pannella, secondo il quale "da tre generazioni non vi è stata e non vi è, nella stessa classe dirigente, un qualche membro di una famiglia che non si sia formato, o che non abbia convissuto, anche con Radio Radicale". Un ascoltatore d’eccezione, inoltre, aveva già lanciato il proprio personale appello al governo dalle colonne de Il Foglio, ieri mattina: "se mi tolgono Radio radicale non mi restano che le benzodiazepine fra le tre di notte e le sette e trenta di mattina. Siamo in tanti ridotti così, noi del posto fisso, malati in un letto o detenuti a domicilio. Se non si vuole rendere giustizia a un eccellente servizio pubblico, si voti almeno un emendamento umanitario", firmato Adriano Sofri.
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Itu, semaforo verde al caricabatterie universale per cellulari
Basta alla giungla di caricatore: l'agenzia Onu per le Tlc dà il via libera all'Ucs, il caricatore unico per i telefonini, già approvato dalla Ue. L'idea è del radicale italiano Marco Cappato
ITespresso.it 22-10-2009
• da www.itespresso.it del 24 ottobre 2009
L'International Telecommunication Union (Itu), agenzia Onu per le Tlc, ha dato l'ok al caricatore unico per cellulare, che già aveva ricevuto il semaforo verde della Ue.
"Tutti gli utenti beneficeranno dalla nuova Universal Charging Solution (Ucs), che permette allo stesso caricatore di essere utilizzato per qualsiasi dispositivo, indipendentemente dalla marca e dal modello", commenta l'Itu. "Alcuni produttori stanno già incorporando l'Ucs nei loro telefoni", ha spiegato a Reuters un portavoce dell'agenzia.
Uno studio del 2006 indicava in 50 milioni i caricabatterie inservibili, e da cestinare, ogni 20 mesi solo in Francia. Ricordiamo che l'idea dello stop alla giungla di carica batterie è un'idea dell'europarlamentare italiano, il radicale Marco Cappato, che alla Ue (nella sacorsa legislatura a Bruxelles) ha fatto richiesta di un solo caricabatterie, venduto separatamente, compatibile con più marche.
Il caricabatterie unico permetterà di viaggiare senza più valigie piene di caricabatterie, uno per ogni familiare. In Europa l'Usb risolverà il dramma dei trenta caricabatteria diversi per 500 milioni di cellulari: nella Ue l'accordo è stato sottoscritto da: Nokia, Sony Ericsson, Motorola, Apple, Lg, Nec, Qualcomm, Research in Motion, Samsung e Texas Instruments. L'intesa porterà a realizzare in Europa cellulari compatibili con un carica batterie standard. Dal 2010.
L'Europa, oltre all'euro, al roaming mobile Ue e al mercato comune, avrà (forse) anche un caricabatteria universale. Un'innovazione dalla parte dei consumatori europei.
www.radicali.it

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